… … prosegue dalla prima parte (L’ipocrisia della cerimonia di apertura delle Olimpiadi 2026).
Innanzitutto, una precisazione: nel precedente articolo NON HO PARLATO MALE DELLE OLIMPIADI, perché le Olimpiadi mi sono sempre piaciute e mi piacciono ancora adesso. L’evento sportivo in sé è sacro e non ha niente da spartire con l’ipocrisia che serpeggia in Occidente. Ragion per cui, non appoggio nessuno dei vostri commenti schifati da complottari di Carnevale: « È tutto un imbroglio… è tutto finto… hai ragione Brizzi, è uno schifo… le Olimpiadi non hanno più senso… non dovevano spendere tutti quei soldi… ecc. ecc. ».
Dal momento che arrancate un po’ quando si tratta di capire come si muovono le energie sul pianeta, non capite che senza le Olimpiadi il mondo sarebbe un posto peggiore, non migliore. Ed è giusto spendere tanti soldi per organizzare questo evento, l’unico che è ancora in grado di far vivere sotto lo stesso tetto, per qualche giorno, atleti che provengono da tutto il mondo, che si sentono amici e che sono orgogliosi di rappresentare la loro nazione. QUESTO spirito olimpico non si deve perdere.
La cerimonia l’ho trovata bella ed elegante, soprattutto se paragonata a Parigi 2024. I francesi hanno solo da imparare.
Seconda precisazione: sono d’accordo con la partecipazione di Nicolò Govoni come portabandiera alla cerimonia di apertura, insieme ad altri attivisti per i diritti umani che si sono distinti per aver contribuito a migliorare il mondo. La sua presenza all’interno d’un evento di questa portata è cosa buona e giusta. Energeticamente forte. Utile anche per divulgare il suo operato in direzione di chi non lo conosce. E tutto quello che dirà da adesso in poi avrà una risonanza maggiore, mentre voi resterete sempre i soliti… poverini… leoni da tastiera, a criticare dal basso chi sta in alto.
E veniamo ora alla questione degli atleti partecipanti.
Da (modesto) ex atleta di mezzofondo, ai miei tempi mi sarei vergognato di salire sul podio a ritirare una medaglia sapendo che, se avessero partecipato anche gli atleti russi, probabilmente non avrei preso la stessa medaglia o non sarei nemmeno salito sul podio. Nelle Olimpiadi estive, i russi hanno più volte dimostrato di essere una nazione molto forte (peraltro, nel 2024 sono stati esclusi per lo stesso motivo di oggi). Prima della loro esclusione dai Giochi – per doping dal 2019 al 2023 e per la guerra russo-ucraina a partire dal 2022 – i russi si sono sempre comportati bene negli sport estivi e in grado di cavarsela anche sulla neve e sul ghiaccio (nel 2014, quando giocavano in casa, arrivarono addirittura secondi nel medagliere dopo la Norvegia).
Detto questo, quale livello di coscienza possiede un atleta che è contento quando viene a sapere che ci saranno meno concorrenti a gareggiare, anziché essere dispiaciuto di questo? Lo stesso livello di coscienza di chi è contento se un avversario cade o si ritira o sbaglia un rigore. Ecco, questa è ancora la mentalità di tanti sportivi, non di tutti, ma di tanti: gioire se l’altro sbaglia, vincere anche approfittando della difficoltà dell’altro.
Siamo fermi a un concetto di vittoria legato alla sconfitta dell’altro più che al nostro merito: «In fondo, non è così importante se l’ho meritato oppure no, l’importante è che in qualche modo io abbia portato a casa il risultato! E se una nazione non gareggia, meglio, ci sono più possibilità per me!»
In un mondo normale, gli atleti avrebbero dovuto formare una delegazione e protestare ufficialmente per i loro colleghi russi e bielorussi che non sono stati ammessi. In un mondo normale, dovevano essere gli atleti russi a boicottare le Olimpiadi, rifiutandosi di partecipare, perché i russi che vivono in Ucraina sono stati vessati e uccisi nel corso d’una guerra civile che dura dal 2014… e nessun Paese occidentale è mai intervenuto… e l’Onu ha sempre ignorato gli appelli di Putin. Sono loro che si sarebbero dovuti indignare e rifiutare, e gli altri atleti si sarebbero dovuti sentire dispiaciuti per questa loro mancata partecipazione.
In un mondo normale… …
E poi c’è la questione della vigliaccheria. Sono sicuro che molti atleti – sia a Parigi 2024 che a Milano Cortina 2026 – abbiano compiuto un ragionamento simile al mio. O almeno lo voglio sperare. Non è possibile che nessuno di loro percepisca questo fatto come una punizione ingiusta. Tuttavia, nessuno protesta, nessuno alza la testa, tutti hanno paura di perdere qualcosa. Ovviamente, ad andare controcorrente c’è sempre qualcosa da perdere, come ho più volte spiegato tra il 2020 e il 2022. Se si fanno certe scelte, c’è un prezzo da pagare. Infatti, non li biasimo, non li condanno, non li giudico. La vigliaccheria è uno stato di coscienza, un modo di affrontare la vita, e non è peggiore di altre difficoltà psicologiche. Giudichereste come sbagliata una persona anoressica o depressa? La condannereste o l’aiutereste?
Tant’è. Spesso l’atleta è meno coraggioso di quanto ci piace credere. Si massacra di allenamenti tutti i giorni, affronta grandi sfide sportive, ma difficilmente alza la testa se c’è da protestare contro il sistema vigente. Spesso, non protesta nemmeno per i propri diritti di atleta. I casi in cui è accaduto nella storia si contano sulle dita di una mano (Tommie Smith, Muhammad Ali e pochi altri, tra tutti si distingue il mitico Novak Djokovic). Gli atleti di oggi, tutt’al più protestano per i diritti LGBT (ci sono vari esempi in merito), ossia perfettamente in linea con le direttive dell’attuale sistema.
Ma questo, è un altro discorso.
E adesso beccatevi il video di Nicolò (ma non sono d’accordo con tutto ciò che dice):
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