VIVERE LA PROSPERITÀ IN UN PERIODO DI CRISI

Dio vs Big Bang

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Vorrei fosse chiaro che l’ipotesi di un “atto metafisico” – ciò che comunemente chiamiamo Dio – all’origine dell’universo è attualmente quella più accreditata, in quanto, sotto l’aspetto scientifico, ancora nulla si sa di ciò che accadde all’origine.

Vorrei anche fosse chiaro che il Big Bang – a dispetto di ciò che vi ha insegnato la maestra a scuola – NON DESCRIVE L’ORIGINE DELL’UNIVERSO, ma è un’ipotesi su come esso si è espanso, a partire dai primi istanti dopo che “qualcosa” è successo, un “qualcosa” che ancora non sono riusciti a descrivere con una certa coerenza logica (sappiate che sono piuttosto aggiornato in materia, anche se non è ciò di cui mi occupo nei corsi).

William Blake, Ancient of days

L’evento di cui è qui questione – il Big Bang, per l’appunto – viene descritto come una singolarità (se non sapete cos’è, cercate il termine con l’IA). Questo significa – a detta degli stessi astrofisici – che le leggi della fisica conosciuta, compresa la fisica quantistica, cessano di essere valide. Non stiamo dunque parlando d’un oggetto o d’un evento fisico (esattamente come per i buchi neri), bensì d’un concetto matematico, un non-luogo in un non-tempo.

Apriamo una parentesi sull’espressione “della fisica conosciuta”. Spesso gli studiosi si appellano proprio al fatto che ancora non hanno spiegato l’origine dell’universo poiché occorre una fisica completamente nuova…. che prima o poi scopriranno. Ma questa espressione ha una grande implicazione filosofica, che non può essere trascurata: di qualunque genere sarà questa fisica futura – che comunque sono ben lungi dallo scoprire – non concerne più lo spazio e il tempo a cui siamo abituati. Nella singolarità, la densità, la curvatura dello spaziotempo e l’attrazione gravitazionale diventano infinite. Ha un senso ben preciso dal punto di vista matematico, ma non ha alcun senso sul piano fisico. È inutile raccontarsela a colpi di formule matematiche, perché all’atto pratico stiamo parlando di meta-fisica.

Dunque, a ben guardare, non si può nemmeno parlare di “evento metafisico”, i due termini sono infatti “mutuamente esclusivi”, cioè antitetici. Un evento ha bisogno dello spazio e del tempo, mentre noi parliamo di un ambito della realtà dove spazio e tempo sono collassati. Il Big Bang si colloca al di là di ciò che possiamo pensare, perché si colloca nella sfera della metafisica, cioè la sfera di Dio. È solo una questione di termini.

Dio è l’essere della metafisica. E la metafisica è l’unica disciplina che può spiegare la realtà. Per comprendere cosa è accaduto con l’atto creativo dobbiamo necessariamente oltrepassare la sfera mentale. Dio è un atto di volontà puro, inconcepibile per una mente. Quanti filosofi e teologi lo hanno già detto in passato?

Occhio di Dio, opera metafisica
Occhio di Dio, opera metafisica

Non fatevi ingannare dai fisici che vi raccontano: «Lo spazio e il tempo nascono con il Big Bang, quindi non ha senso parlare di un “prima”». Non hanno studiato filosofia, quindi non sanno che un’espansione PRESUPPONE uno spazio intorno, non lo crea. E un inizio PRESUPPONE il tempo, non lo crea. Ci può essere un inizio per qualunque cosa, ma non un inizio del tempo. Sono concetti elementari, ma se non hai una mente filosofica diventano ostici. I fisici, spesso ignorano le basi della filosofia metafisica. D’altronde, in questo periodo storico affetto da specializzazione, ognuno sa cosa cresce solo nel suo orto.

Allora che senso ha l’ateismo? Ateo viene dal greco e significa “senza Dio”, e di solito indica una persona che ricava dal fatto che Dio non può essere percepito dai sensi – essendo, per l’appunto, meta-fisico – il fatto che non esista. Un passaggio logico piuttosto elementare, non certo degno di qualcuno che si è fermato a ragionare seriamente sulla questione.

Ma l’ateo di oggi non è un vero “senza Dio” con alle spalle una riflessione filosofica; egli, molto più semplicemente, è qualcuno che di metafisica non comprende nulla e identifica il concetto di Dio con il personaggio della Bibbia…. e quando va al bar si dichiara ateo rispetto a quest’ultimo Dio. Non mi occupo di questo genere di ateismo, definito “ateismo ingenuo” o “ateismo debole”, e in questa sede non c’è spazio per spiegare il significato, a volte molto profondo, delle varie declinazioni di Dio all’interno della Bibbia.

Ecco perché – udite udite – i grandi scienziati – cioè quelli che si sono interrogati sull’origine della vita anche attraverso la filosofia – sono credenti, non atei, compreso Einstein, anche se tutti sono convinti del contrario. Questa informazione sugli scienziati non la conoscevo, finché non ho letto anch’io un libro che ha avuto un enorme successo e che si è rivelato bello e importante: “Dio. La scienza. Le prove” (tit. orig.: “Dieu. La science. Les preuves”) scritto da Michel-Yves Bolloré e Olivier Bonnassies.
[Tra l’altro, in questo libro c’è una sezione dedicata alla ricerca accurata delle fonti storiche dove si parla di Gesù e dei suoi seguaci.]

Un ultimo appunto, sulla differenza fra lo Zero e l’Uno.
L’Uno è Dio, il Creatore, l’essere, la coscienza suprema, il Grande Architetto, il Big Bang.
Lo Zero è quel substrato, quel “brodo primordiale“ dal quale a un certo punto (a un certo punto!?!?😁) scaturisce l’atto creativo; è l’Assoluto, cioè il Parabrahman di Nisargadatta Maharaj. Se è già impossibile parlare di Dio, lo è ancora di più parlare di ciò che sta oltre la coscienza, oltre l’essere stesso.

Al di là di ogni discorso filosofico, sia il primo che il secondo sono stati di coscienza che possono essere realizzati. L’antica filosofia, ancora fino a Socrate, Platone e Aristotele, era infatti iniziatica e realizzativa. A me non hanno insegnato che esistono Dio e Gesù, mi hanno insegnato come sentirli. Unicamente da qui proviene la sicurezza con cui parlo. All’epoca non ci si limitava a studiare, ma si compiva un percorso all’interno di una scuola. Se ne usciva trasformati, non pieni di informazioni intellettuali. Solo con la realizzazione possiamo parlare di qualcosa che davvero COMPRENDIAMO. Se non la pensassi così, oggi mi occuperei di un corso di filosofia, non di un corso di risveglio.

Questo tema l’avevo già trattato nel mio libro: “Senza io e senza Dio”, ma so che a voi non piace leggere un libro a settimana, come facevo io tanti anni fa, divorato dalla sete di conoscenza.

Il vostro Scarasaggio singolarizzato

PS: fate copia/incolla di questo articolo, stampatelo e allegatelo al libro Senza io e senza Dio.

Salvatore Brizzi

[Il mondo è bello, siamo noi ad esser ciechi]

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