VIVERE LA PROSPERITÀ IN UN PERIODO DI CRISI

Gurdjieff, il fumo e l’alcol

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Un’altra domanda interessante che è emersa dopo il webinar (https://salvatorebrizzi.com/benessere-fisico-e-spirituale/ ) è stata questa: «Brizzi, durante il webinar hai detto che il fumo fa male perché ostacola il corretto passaggio del prana lungo i nadi, ma io so che Gurdjieff fumava. Come lo spieghi?»

In effetti, Gurdjieff fumava come un turco, essendo, per l’appunto, un greco-armeno nato al confine con la Turchia e cresciuto fra turchi, russi, greci e armeni.

Jung e Gurdjieff alchimisti
Jung e Gurdjieff alchimisti

Piante come il tabacco, il tè, il caffè e il papavero venivano considerate da Gurdjieff come catalizzatori. Queste sostanze possono infatti fornire determinate energie sottili che agiscono come piccoli shock nel sistema energetico dell’uomo. Questi shock sono necessari per proseguire negli sforzi intenzionali. Lo stesso baffone armeno fumava e beveva litri di caffè nero e forte, soprattutto quando lavorava al suo libro seduto al Café de la Paix.

Aggiungo a queste sostanze anche il cioccolato al 100% e l’alcol. Vodka pepata e Armagnac erano i liquori preferiti da Gurdjieff per “testare” i suoi allievi e indurre in loro uno stato di coscienza leggermente alterato. L’allievo perdeva il controllo razionale e le buone maniere andavano a farsi benedire, facendo emergere paure, vanità o tendenze aggressive che normalmente resterebbero nascoste.

L’obiettivo era che Gurdjieff potesse scoprire più rapidamente le meccanicità dell’allievo. Al contempo, l’allievo, pur essendo brillo, se era realmente impegnato in un lavoro su di sé, manteneva una piccola parte del suo essere sufficientemente lucida da OSSERVARE LE PROPRIE REAZIONI MECCANICHE. Vedere la propria macchina biologica che reagisce a causa dei freni inibitori un po’ allentati, permette infatti di capire di che pasta si è fatti. Sempre che si sia capaci di rimanere in stato di osservazione.

Nel suo caso, tutte queste sostanze non erano NÉ UN VIZIO NÉ UN PIACERE SOCIALE. Bere o fumare in sua presenza era spesso un’esperienza sgradevole. Gurdjieff creava una situazione di stress dove l’alcol era lo strumento per spingere l’individuo oltre i propri limiti abituali, forzando un risveglio – anche se solo temporaneo – attraverso l’urto emotivo. La reazione dell’allievo gli faceva capire quanto poteva spingersi oltre… o se era il caso di non insistere.

Il metodo solitamente utilizzato da monsieur G. in rapporto al fumo può essere spiegato riportando la vicenda che ha coinvolto Alfred Richard Orage, uno dei suoi allievi più noti insieme a Jeanne de Salzmann e Piotr Ouspensky.

Inizialmente, Gurdjieff chiese a Orage di smettere completamente di fumare. Orage, che era un fumatore incallito, dovette lottare con questa astinenza per un lungo periodo (alcune fonti parlano di anni), altrimenti non avrebbe potuto continuare il lavoro con il maestro (vi spiegherò più avanti il perché). Questo serviva a spezzare l’automatismo e a far sì che l’allievo osservasse il bruciore del proprio desiderio, come effetto di una sofferenza provocata intenzionalmente. Quanto soffri, ti fa capire quanto sei schiavo, non più sul piano teorico, bensì su quello della carne.

Una volta che Orage fu finalmente riuscito a vincere il vizio e si presentò con orgoglio da Gurdjieff annunciando di aver smesso, il maestro gli diede l’ordine opposto: «Ora, lei deve fumare!»

Questo era il suo metodo, ma non è detto che il risveglio debba obbligatoriamente passare da questa via. Certo, è il metodo più veloce, anche se più doloroso.

Vi rammento che nei comportamenti di Gurdjieff c’è sempre stato amore, in quanto era – ed è – un essere dal Cuore aperto. Nei gruppi di Quarta Via, invece, ho spesso trovato tanta volontà ma poco amore.

Perché era importante che Orage smettesse di fumare? Perché è importante smettere di bere, drogarsi ed essere dipendenti dalla pornografia o dal Gratta e Vinci? Perché al webinar ho risposto che fumare fa male, in quanto ostacola il corretto passaggio del prana nei nadi?

indiano d_america fuma il calumet
indiano d_america fuma il calumet

Qui ci viene in aiuto il fido Riccardo Sadè, istruttore del corso di risveglio nonché appassionato lettore dell’indimenticato Rudolf Steiner. Riccardo mi fa notare che secondo la Scienza dello Spirito di Steiner l’uso prolungato di tabacco tende a rendere il corpo eterico più rigido, quasi a paralizzarlo. Se in condizioni di salute il corpo eterico è fluido e flessibile, il fumo lo rende meno permeabile, ostacolando il flusso delle correnti energetiche che dovrebbero transitare attraverso di esso. La membrana che separa/unisce il corpo eterico ai piani più sottili (astrale e superiori) diviene sempre più sclerotizzata. Questo significa che diventa più difficile per l’individuo comunicare con gli altri piani, compreso quello più elevato dell’anima, le cui influenze devono comunque passare attraverso l’eterico se vogliono giungere al cervello fisico.

CONCLUSIONI. Se qualcosa ci fa bene o ci fa male dipende da: a) il nostro LIVELLO DI COSCIENZA, b) la nostra capacità di TRASMUTARE una certa sostanza, c) LO SCOPO per il quale facciamo quella cosa. E questo vale anche per il regime alimentare che decidiamo di seguire, come ho ben spiegato in “Benessere fisico e spirituale” (https://salvatorebrizzi.com/benessere-fisico-e-spirituale/ ).

Fumare, soprattutto oggi (il nostro tabacco non è quello che fumavano gli Indiani d’America) fa male. O almeno, è così in linea generale, perché le persone diventano dipendenti da quel piacere, che quindi si trasforma in vizio. L’uomo comune viene fumato, non fuma; viene bevuto, non beve. Egli viene sopraffatto dalle sostanze, così come dal desiderio di guardare pornografia o di giocare a poker online. Il prana non scorre più e il suo corpo eterico si sclerotizza. Dovremmo poter fare tutte queste cose ALL’OCCORRENZA, cioè solo quando lo vogliamo e quando ci serve. Gurdjieff poteva permettersi di fumare e di bere poiché era capace di trasmutare quelle sostanze in “idrogeni superiori”, cioè in sostanze più sottili che andavano a costituire i corpi superiori anziché danneggiare il collegamento con essi.

Detto questo, io, una sigaretta ogni tanto me la fumo, ma so cosa faccio.

Il vostro Scarasaggio indiano d’America

Salvatore Brizzi

[Il mondo è bello, siamo noi ad esser ciechi]

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